Rieccoci.
Ritorno a scrivere sul blog per segnalare l'uscita del nuovo nella collana di poesie Yakamoz che curo.
Si tratta di Genetica di Alberto Casadei. Genetica è un viaggio, il racconto di un’esistenza che si fa rappresentazione di un disegno poetico complesso ed affascinante, che parte dal vissuto personale per toccare la Biologia e la Storia.
Pensiero scientifico e verso si incontrano per raccontare il mondo.
E sono così, mentre si compone il giusto
equilibrio di endorfine e rassegnazione
per sanare le irregolarità assorbite,
gli scompensi del caos, le sensazioni
che rubano momenti all’indefinito
tutto.
Dopo un attimo di sconcerto ho compreso.
Dietro l'idea delle classi differenziali c'era un disegno più grande ed io non lo avevo capito.
Dopo aver ridotto il numero di insegnanti, troppi e troppo ben pagati, il ministro dell'Istruzione Tremonti - non non è un errore - ha deciso che il passo da fare è smaltire gli alunni.
Gli alunni: anche loro sono in esubero. Sono troppi. Basta con tutti questi ragazzini che vanno a scuola.
In fondo vorrebbero starsene in giro per cui accontentiamoli. Tagliamo classi, scuole, insegnanti ed ora tagliamo gli alunni.
Come?
Con la differenziata. Lo smaltimento deve avvenire in modo ecologicamente corretto.
Già pronta la mozione che prevede per il censimento:
Classi gialli per i bambini cinesi.
Classi rosse per i bambini di genitori comunisti.
Classi nere per bambini negri.
Classi verdi per bimbi padani.
Classi marroni per rom, rumeni e napoletani.
I genitori avranno una tabella per gli orari di conferimento dei bambini ed il Ministero si occuperà del successivo smaltimento.
Gli ecologisti di destra popongono termovalorizzatori per le classi gialle, rosse, nere e marroni.
Per le classi verdi previsti viaggi vacanze nel bergamasco.
A quanto so le spese veterinarie si possono scaricare.
Sarebbe quindi possibile, credete, scaricare le spese che la generosa Regione Sardegna spenderà per festeggiare l'arrivo del Pastore Tedesco?
Un milione di euro e nemmeno abbaia.
Questo libro ti lascia il prurito addosso.
Se lo leggi con attenzione ed entri nella storia e lasci che le sue ultime pagine ti prendano allora ti sentirai addosso l'odore di bruciato, di corpi in formalina, di carni sotto la pioggia.
Usare parole delicate per descrivere un libro che non ha nulla di delicato è inutile.
Oltre alle sensazioni una cosa resta di questo bel romanzo: il personaggio principale, il Doctor Hoppe, Victor Hoppe. Fragile, cattivo, solo, silenzioso: sputa sentenze bibliche con la sua voce stridula che pare fischi attraverso il suo labbro leporino malcucito.
In fondo lui è una craetura di Dio. Lui la Bibbia l'ha letta ed ha portato alle estreme conseguenze la sua malata coerenza.
Solo un appunto: la narrazione a volte si ripiega su sé stessa e pare ripetere concetti e immagini sin troppe volte.
100 pagine in meno e sarebbe stato perfetto, forse.
Ah dimenticavo.
La fabbrica dei bambini è un libro Fazi e l'autore è Stefan Brijs, belga delle Fiandre.
Tutti in piazza ma con calma.
La democrazia pare in pericolo, anzi dai toni usati non c'è dubbio alcuno: l'Italia vive l'emergenza democratica. Ovvero l'emergenza jolly in mancanza di altre emergenze.
Quindi mentre L'Ego del Consiglio sovverte e ribalta, Uolter si indigna e si arrabbia.
Di quelle indignazioni che lasciano il segno, che muovono le folle, che sconquassano l'ordine costituito.
Con l'impeto di un bradipo incazzato ha deciso.
Tutti in Piazza ma con calma.
A ottobre non ora.
C'è caldo, le ferie sono vicine, ci si deve organizzare ben bene, prenotare la Piazza, il palco, gli artisti che ad Ottobre saranno liberi per indignarsi.
Tutt'al più nell'attesa si litiga su chi ha fatto il buco più largo.
Contenti loro.
Ci sono libri per i quali è meglio non spendere nemmeno una parola ed altri per cui vale la pena spendere anche qualche euro.
Prima un chiarimento: per chi non lo sapesse sono un agente letterario quindi, quando consiglio libri potrei trovarmi in conflitto di interessi.
Rischierò e voi farete finta di niente.
Sono usciti i primi due volumi della collana di poesia da me curata: Yakamoz, della casa editrice Aìsara.
Il primo volume è "Diramarsi" di Alessandro Giammei. Perché dovreste comprarlo e leggerlo?
Perché lui sa come usare le parole malgrado i suoi vent'anni anagrafici e sa pure fare della poesia sottile e spietata, in cui l'amore ed il disamore convivono così come il pensiero del presente e la nostalgia.
Il secondo volume è "Altre resistenze" di Ivan Fedeli, poeta di mestiere, che sa costruire il verso con grande perizia e trova sempre soluzioni acute. L'Ikea con lui si fa poesia.
E poi vi dico di leggere Mario Mereu ed il suo "Prima della pioggia di settembre" almeno solo per premiare, sulla fiducia, uno dei titoli più belli degli ultimi anni e Bepi Vigna con "Si è fatto tardi", un romanzo in cui si racconta l'Italia ed i suoi errori: uno storia che guarda agli anni della contestazione in modo disincantato.
Consigliato per chi vuole imparare qualcosa il secondo ed il primo per chi vuole leggere una bella storia raccontata con grande delicatezza e mistero.
Ho votato.
Qualcuno è morto perché io lo potessi fare.
Qualcun altro si approfitta di questo e vive del fatto che io lo posso fare.
Ho votato pensando che nella vita di un uomo conta essenzialmente la decisione sulla nascita e sulla propria morte.
Ho votato pensando che la bassezza interiore non si compensa con dieci centimetri di tacco.
Ho votato pensando che la cultura non è marketing.
Ho votato non pensando.
Se avessi pensato non avrei votato affatto.
A 14 anni pensavo che la politica fosse una rinuncia alla propria intelligenza. Oggi ho rinunciato.
Forse a 14 anni non mi sarei lasciato corrompere dai venditori in piazza.
Non è un occhiolino.
Il Signor Manuzio, l'uomo che vanta di aver inventato anche il corsivo, lo sapeva bene.
Lui è una pausa. Si badi bene, non una pausa di contenuti ma formale. Come quelle pause più lunghe di un respiro, che servono a scandire e poi a dire meglio.
Qualcuno lo vorrebbe uccidere.
Come?
Con un punto.
Il suo fratello maggiore, più rozzo e determinato, con meno classe.
In fondo lui ha sempre voluto più bene alla sorellina, vezzosa, sempre in mezzo, robetta da poco, virgoletta da niente.